
Rimase a guardare il quadro per più di quattro ore fino a che, all’ora di chiusura nessun altro era rimasto all’interno della sala rossa. Veruska Lastova lo raggiunse nella sala nel momento esatto in cui la lancetta delle ore scandiva le otto di sera. Senza dire una parola si avvicinò allo strano visitatore e cominciò anche lei ad osservare il quadro per qualche minuto poi:
- Le piace? – chiese lei
- Incantevole – rispose lui con tono garbato senza distogliere gli occhi dal dipinto
- E’ un Krokov,
- Lo so. E’ un quadro del 1971. L’ultimo dell’autore per la precisione. Veruska guardò stupita il suo interlocutore. L’uomo emanava un fascino ambiguo, era elegante, raffinato, sulla cinquantina, dall’apparenza molto ricco, sguardo profondo e attento come se riuscisse a vedere qualcosa di concreto al di là della tela. Seppure non vi fosse nulla di concreto che potesse apertamente giustificare le strane sensazioni che suscitava in lei quell’uomo, un’aurea sinistra sembrava circondarlo. Era andata lì per ricordargli che era l’ora della chiusura ma non potè resistere dallo scoprire chi fosse.
- Da quel che capisco, lei è un intenditore
- Ah no no, mi diletto solamente nel tempo libero. – disse l’uomo senza girare il capo verso la sua interlocutrice e continuando a scrutare il quadro
- Lei sa signorina che Krokov dipinse questo quadro in un sottoscala di rue de
- Sì, lo sapevo. Si dice che Krokov si rifugiò a Parigi dopo essere fuggito dal regime comunista rumeno ma che là, non trovò mai fortuna e morì di una strana morte. Scoprirono il suo cadavere solo molti giorni dopo il suo decesso. Davvero un peccato, così giovane e con una così grande mente…
- In realtà non si scoprì mai la causa della morte – la interruppe lui
- I giornali dell’epoca parlarono di uno strano caso di colera – ribattè quasi seccata Veruska
- Sciocchezze! Morire di colera a Parigi nel 1971, ma le sembra mai possibile? – disse l’uomo senza nascondere un sorriso di scherno. – e poi signorina le condizioni in cui trovarono il cadavere erano tali per cui sarebbe stato impossibile ipotizzare una morte per colera. La versione del colera fu data in pasto ai quotidiani per evitare di impaurire la popolazione –
- Impaurire per che cosa? –
- Ma che vi fosse un pazzo maniaco in circolazione no?
Veruska rimase interdetta, quel dialogo l’impauriva e l’irritava allo stesso tempo. Era impaurita perché la sua sensazione iniziale su quell’uomo stava aumentando ed era irritata perché non era ancora riuscita a capire chi fosse colui che le stava di fronte. L’uomo riprese a parlare:
- La realtà è che Krokov morì subito dopo aver terminato questo quadro lacerato nell’anima e dall’orrore di quanto aveva creato. Si strappò prima gli occhi con le sue stesse dita e poi si spaccò la testa contro una parete fino a che il suo cervello non fuoriuscì schizzando il pavimento e le pareti. Una fine orrenda. Veruska si era raggelata. Con timidezza chiese:
- E lei come fa a saperlo?
L’uomo rise piano e poi rispose:
- Ero là
Per la prima volta l’uomo distolse lo sguardo dal quadro e si girò verso Veruska, la quale come travolta da una spinta fece un passo indietro dalla paura.
- Ehmm… interessante… certo… molto d’effetto devo dire…. Comunque si è fatto tardi, è ora di uscire
L’uomo fece un passo verso di lei, lei indietreggiò. Si avvicinò ancora mentre la donna immobilizzata dalla paura tremava come una foglia. L’uomo alzò lentamente la mano destra verso il viso di Veruska mostrando un coltello affilato. Come morsa da una tarantola sembrava impossibile per lei muoversi ma era lucida, terrebilmente lucida. L’uomo avvicinò la lama alla sua gola e cominciò ad aumentare la pressione piano piano.
- Veruska, Veruska!
Di colpo entrò nella stanza il portiere dello stabile.
- Veruska sono quasi le dieci, devo assoluamente chiudere! Mia moglie mi aspetta per cena! Sarà imbestialita!
Il portiere si avvicinò ai due, Veruska sentì di essere in salvo.
- Oh, Johnatan, che bello vederti
Ma non fece in tempo a finire la frase che Johnatan si trovava già in prossimità dei due con un coltello conficcato in gola. Lo sconosciuto era stato così veloce che il portiere non riuscì a proferire parola. Con un gesto netto l’uomo sfilò il coltello dalla gola del cadavere e lo lasciò cadere al suolo come un sacco pieno di terra. Veruska urlò terrorizzata e cercò di correre via sgusciando tra le braccia dello sconosciuto che si interponeva tra lei e l’uscita. L’assassino però riuscì a tenerla agevolmente grazie ad una forza notevolmente superiore a quella di lei. Veruska cominciò a piangere e a dimenarsi.
- Sssss… è inutile urlare, sai benissimo che qui non può sentirci nessuno!
- Ma chi sei?
- Io sono Krokov!
Ci fu un brevissimo istante di silenzio.
- Krokov? Ma ma ma Krokov è morto!
- Povera stupida! Io morto! Ahah ahah
- Ed allora l’uomo senza occhi? Quello che si distrusse il cranio contro il muro?
- Quello era solo un povero barbone disgraziato, un povero idiota senza cervello che ho sfigurato solo per far credere che ero morto!
Veruska era assolutamente terrorizzata, provava a dimenarsi ma Krokov la teneva saldamente a sé.
- Perché vuoi uccidermi?
- Perché devo completare il mio quadro!
- Il quadro? Ma che dici!? Come è possibile?
- Sai qual è il titolo di questo quadro?
- La la scena del delitto!
- Brava!
- E sai perché è famoso?
- Ppp perché l’osservatore vede solo sangue e si immagina di essere sulla scena di un delitto
- Brava… quasi esatto!
- Quasi?
- L’osservatore E’ sulla scena di un delitto!
Krokov terminò la sua opera nel silenzio della notte. Rimase a guardare il tutto per ore, poi, poco prima dell’alba, lasciò la stanza senza lasciare segni.
Immagine tratta da http://lassassino.ilcannocchiale.it/
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