mercoledì, ottobre 17, 2007

Lettera dal Duca Lorenzo

A.D. 1.007 d.C

Cesena, il giorno 16, seconda decade del mese di Ottobre

Carissimi,

La presente assume l'intenzione di porre luce su di un certo avvenimento accaduto la notte del sabato 13, mese corrente.

Ero stato appena ricattato dal Signore del Castello,

Io, il Duca Lorenzo, avrei dovuto commettere spergiuro in favore del Signore. Il Suo intento: quello di mettere sotto accusa Sua Eminenza Il Vescovo, mio caro amico, per giunta!

In cambio avrei ricevuto protezione per me nonché per i mie cari: nelle persone di mia sorella Madonna Matilda ed il giovane Rodolfo, promettente artista.

Scelta alcuna non mi venne data, un rifiuto significava morte certa!

Forse un buon santo mi portò consiglio quando si accese nella mia capoccia una balzana idea, idea tale da poter, come la gente del volgo suole dire, portare in salvo capre e cavoli!

Nottetempo, persona nobile d'animo quale sono anche se un poco incline ad doppio giuoco, mi adoperai nel raggiungere in gran segreto Sua Eminenza onde avvertirlo dell'infame trappola nella quale noi uomini timorati di Dio eravamo caduti.

Di tremenda accusa di Omofilia si trattava! Su Eminenza si sarebbe unito in giaciglio con il Nobile Albizzi. Il mio spergiuro era dunque finger d'esser osservator oculare.

L'incontro tra accusatore ed accusato poteva per tempo, prima della pubblica accusa, incontrar soluzione facendo passare tutto per semplice disguido. L'onore di entrambi poteva dunque esser salvato.

Il dramma ebbe i suoi natali nell'angusto vestibolo nel quale io, Duca Lorenzo, insieme a Sua Emminenza il Vescovo avremmo dato atto alla cospirazione.

Sua Emminenza venne solo, ed all'ora convenuta; giunto nel vestibolo con voce melliflua mi condusse lungo di un buio un corridoio. l'oscurità era tale da non vedere dove piede poggiasse in terra.

sussurrai a Sua Emminenza.

Fu quando pronunciate codeste parole, ormai giunti nella piena oscurità, che il Vescovo con mano veloce alzò la sua sacra veste rovistando con vigore nell'ampio sottanone.

Il pensiero giunse fulgido più che mai, il caro Vescovo stava di certo afferrando un arma delittuosa per poi ferirmi di coltello!

Ebbene si! Per questo fuggii a rotta di collo, proclamando a gran voce, di lì a poco, la mia nefanda accusa.

....poi alla fine dei giochi mi venne detto che invece di coltello si trattava di telefono cellulare,

ma come sapete, io, Duca Lorenzo, non ho particolar dimestichezza con certe diavolerie moderne!

in fede,

Lorenzo, Duca

precedentemente confuso con un certo Nobile Alessandro

Nessun commento: